Saturday, 15 September 2012

La Biblioteca Apostolica Vaticana - Un incontro con il Prefetto


La Biblioteca Apostolica Vaticana
Un incontro con il Prefetto
Il Reverendo Monsignore Cesare Pasini

L'autore con il Prefetto della BAV, il Rev. Monsignore Cesare Pasini

1. Chi è il Reverendo Monsignore Cesare Pasini?

Chi è? Sono un sacerdote della Diocesi di Milano, ordinato nel 1974. Ho studiato tre anni a Roma al Pontificio Istituto Orientale, per prepararmi all’insegnamento dei Padri della Chiesa. In quei tempi l’Augustinianum era ancora ai suoi primi passi, ed allora ho studiato all’Orientale. Quindi ho ricevuto una formazione più specifica sui Padri greci e orientali. Dal 1978 ho insegnato Patrologia nei seminari milanesi e dal 1985 sono passato alla Biblioteca Ambrosiana, prima come “Dottore” e poi come Vice-Prefetto, fino al 25 giugno 2007.

2. Come è nata la Sua vocazione sacerdotale?

È nata in maniera molto semplice: come quando nascono dei desideri profondi all’interno di una normale vita cristiana legata a un parrocchia, legata anche a dei contatti frequenti con quegli ambienti e con associazioni ecclesiali. Mi ricordo che da ragazzino penso nelle medie tutte le mattine alle sette, sette e mezza, mi recavo a messa nella nebbia fitta di Milano... A certo punto è nata un’intuizione, che si è fatta sempre più forte e più sicura.

3. Si puo raccontare qualche aneddoto di allora, quando era seminarista?

Anedotti particolari no, perche era una vita molto ordinata, molto regolare. Un periodo costruttivo, positivo, tranquillo. Certo, posso ricordare non un aneddoto, ma un elemento di raffronto che fa riflettere. Sono entrato in quarta ginnasio, a quattordici anni, e il seminario allora, per chi voleva, iniziava in prima media, quindi tre anni prima di quando fossi entrato io.
Chi entrava si chiamava “novizio”. Eravamo trenta novizi all’interno della classe che dalle terze medie era passata alla quarta ginnasio. Così siamo diventati in tutto centosettanta alunni di quarta ginnasio. I miei compagni erano partiti in prima media in duecento. Ogni anno avvenivano selezioni, c’era chi faceva altre scelte e usciva di seminario: le decisioni dei ragazzi possono cambiare nel corso degli anni. In ogni caso eravamo debordanti, non ci si stava nelle varie sedi dei seminari milanesi, tanto che quando sono passato in quinta ginnasio, metà della classe fu ospitata in una una sede (a Seveso San Pietro) e l’altra meta in un’altra sede (a Venegono Inferiore). Non potevano tenerci uniti in un’unica sede, perché dovevano occupare al massimo gli spazi disponibili. Ecco, questo era il clima, di una ricchezza di vocazioni molto forte.

4. Come Le è giunta la nomina a Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana?

È giunta nel mese di giugno del 2007, con una telefonata in cui mi si chiedeva il numero di cellulare perché mi dicevano il Cardinale Segretario di Stato desiderava chiamarmi e voleva avere un numero diretto al quale contattarmi. Di fatto ho poi parlato solo con il suo segretario, che mi ha fissato un appuntamento per il 21 giugno in Segreteria di Stato. Ho chiesto: "Per che cosa?". "Non si sa", mi ha risposto. Il 21 giugno ho scoperto il "che cosa": si trattava di diventare prefetto della Biblioteca. Mi hanno anche chiesto di decidere subito, perché il Papa avrebbe visitato la Biblioteca il 25 giugno seguente e quindi avrebbe dovuto annunciare quel giorno la mia nomina. Appena qualche settimana prima avevo acquistato qualche nuovo scaffale per la mia libreria personale a Milano, per avere altri spazi nei quali collocare i libri: proprio non mi aspettavo cambiamenti, ed è arrivato tutto in un momento!

Il Prefetto della BAV - Il Reverendo Monsignore Cesare Pasini 

5. Che cosa significa essere Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana?

Significa cercar di condurre questa Biblioteca inserendosi nella sua tradizione, nel suo servizio che da secoli offre agli studiosi a nome della Santa Sede. E in un certo senso a nome dello stesso Papa, perché la Vaticana è la Biblioteca del Papa. Essere Prefetto chiede di entrare in tante iniziative, meccanismi, complessità. Sono novantacinque dipendenti a tempo indeterminato, più altro personale con differenti impieghi o collaborazioni, e quindi è veramente una realtà complessa. Con il Prefetto opera in stretta collaborazione il Vice Prefetto, mentre al vertice dell’Istituzione è il Bibliotecario, che è anche Archivista e quindi presiede sia all’Archivio Segreto sia alla Biblioteca. Vi è poi la collaborazione dei responsabili dei dipartimenti e degli altri uffici, ciascuno nel suo ruolo, con competenza, dedizione, diligenza. Tutto questo permette a un Prefetto di non crollare sotto la mole di un impegno e di un’organizzazione così ampia. La Biblioteca si regge sull’impegno di molti, di tutti, ciascuno secondo il suo ambito, in un lavoro di équipe, di condivisione, in cui la più aggiornata competenza e la più generosa dedizione si uniscono a un positivo clima di famiglia.

La visita del Sommo Pontefice Benedetto XVI alla B.A.V. 

6. Quali sono i traguardi della Sua prefettura?

Penso che devono essere e vogliono essere i traguardi stessi della Biblioteca: direi i traguardi che la Biblioteca ha fatto suoi dalla sua fondazione. Per precisare meglio: sono gli obiettivi di una Biblioteca che è al servizio degli studiosi, ed è al loro servizio con quella capacità di conservare tutto ciò che è stato tramandato, non solo come beni culturali che ci sono stati affidati ma come stile. Conservare e vivere questo servizio con la capacità e la strumentazione che oggi possediamo. Quindi con tutte quegli aiuti di tipo informatico, che oggi possiamo usare per far consultare in rete i cataloghi e per dare altre informazioni, o per strutturare i servizi all’interno della Biblioteca. Un servizio che cerca di confermare ciò che è nello spirito di questa istituzione e, mentre lo conferma, cerca di renderlo attuabile oggi con le possibilità tecniche che oggi possediamo.
Ricordando che operiamo in un’istituzione che ha un respiro universale. E un respiro umanistico. L’umanesimo dice che, qualsiasi cosa facciamo, la facciamo imperniata sull’uomo: lo studio, la ricerca hanno sempre al centro l’uomo, non qualcosa d’altro. L’umanesimo mi insegna anche che la ricerca deve essere fatta in maniera seria, adeguata. Non siamo alla ricerca immediata di spot pubblicitari o di piccoli risultati a effetto, che si trovano in un attimo e che fanno colpo davanti al mondo. È invece una fatica prolungata, paziente, talvolta anche contrastata, comunque messa a confronto con le ricerche degli altri.
Tu ricerchi, un altro ricerca, e questo pian piano apre all’universalità, sia perché sono in molti, da varie provenienze, a fare questo compito, sia perché l’autentica cultura è sempre aperta al dialogo e all’incontro con le altre culture. E poi c’è l’universalità dei differenti ambiti del sapere. La Biblioteca Vaticana e la ricerca che vi si compie non è ristretta all’ambito della filosofia o della religione. Lo spirito umanistico rende aperti a tutti gli ambiti del sapere: la storia, le letterature, la medicina, il diritto, la matematica, l’arte. E questi ambiti concorrono a ricercare tratti di verità, semi di verità. Chi poi osserva e vive questa ricerca con spirito cristiano si accorge che quei semi costituiscono un umile ma importante avvicinamento alla Verità piena, al Logos che è la parola vera, autentica, definitiva.
Paolo VI ricordava (e papa Benedetto ha ripreso quelle riflessioni nel suo messaggio alla Biblioteca nel novembre del 2010) che lo studio e la ricerca hanno sempre qualcosa di "monastico": lo diceva sia per il rigore e la fatica che richiedono, per una specie di ascesi che impongono, alla quale bisogna dedicare tempo, energie e fatiche, sia perché la ricerca è sempre un andare verso la Verità, in modo più o meno cosciente, e senza che questo comporti alcuna discriminazione. Avvicinarsi a semi di verità è sempre un dono prezioso all’umanità.

 Deposito della Sezione Archivi della Biblioteca Apostolica Vaticana

7. Com’è organizzata la Biblioteca?

È organizzata in tre dipartimenti, in due laboratori e in vari altri uffici. I tre dipartimenti sono quello dei manoscritti, quello degli stampati e quello del gabinetto numismatico. Il dipartimento dei manoscritti ha al suo interno sia una sezione dedicata specificamente ai manoscritti (in tutto ottantamila) sia una sezione dedicata agli archivi (con centomila unità archivistiche).
Il dipartimento degli stampati cura i volumi a stampa. La Biblioteca Apostolica Vaticana conserva circa un milione e seicentomila stampati. Il numero è rilevante, ma ciò che è più rilevante, a paragone con le più grandi istituzioni come la British Library di Londra o la Bibliothèque Nationale di Parigi, non è primariamente il numero dei volumi ma è la loro qualità. La Vaticana si caratterizza per avere il principale fondo di volumi legati all’epoca umanistica e rinascimentale, sia come manoscritti sia come stampati. Il dipartimento degli stampati, poi, comprende al suo interno anche una sezione dedicata alle stampe e ai disegni e alle fotografie. Fra stampe, disegni si arriva a centocinquantamila esemplari, e la raccolta fotografica conserva un numero analogo di pezzi.
Il terzo dipartimento è quello del medagliere, con monete e medaglie, molto ricco anch’esso. Ha subito un impoverimento quando, nell’epoca napoleonica, è stato portato a Parigi e di fatto, alla caduta di Napoleone, non è stato restituito. Pero adesso è ugualmente molto ricco sia di monete di epoca Romana, sia di monete e medaglie papali, e raggiunge in tutto il numero di trecentomila esemplari.

8. Per chi è aperta la Biblioteca?

La Biblioteca è aperta a tutti gli studiosi di ogni provenienza, di ogni credo, di ogni convinzione, di ogni ambito di ricerca, purché dimostrino la loro competenza e preparazione. Anche perché, se venisse una persona non adeguatamente preparata, non saprebbe come muoversi e come usare i nostri materiali. Per cui ci sarebbe un disagio reciproco: chi viene non saprebbe come muoversi in questa istituzione e a sua volta la Biblioteca correrebbe il rischio  di dare in mano materiali delicati e fragili a persone che non hanno sufficiente competenza. Ecco perche l’ufficio ammissioni verifica i requisiti, rilasciando una tessera per accedere alla Biblioteca. Possono accedervi, oltre agli studiosi di chiara fama e ai professori, eccezionalmente anche i laureandi, quando debbano studiare materiale conservato in Biblioteca: ma in questo caso debbono recare una lettera di malleveria rilasciata dal proprio professore.

Il Salone Sistino, sede della Biblioteca Apostolica Vaticana

9. Che patrimonio conserva esattamente la Biblioteca?

Manoscritti, volumi a stampa, incisioni, stampe, monete, medaglie: ottantamila manoscritti, centomila unità archivistiche, un milione e seicentomila volumi a stampa, fra i quali ottomila e novecento incunaboli , centocinquantamila fra stampe e disegni, altrettante fotografie, trecentomila fra monete e medaglie.
Aggiungo che in Biblioteca sono conservati anche alcuni dipinti, in particolare la raccolta completa dei ritratti dei Cardinali Bibliotecari, che da metà Cinquecento hanno svolto questo ruolo in Biblioteca. I ritratti sono disposti in varie sale della Biblioteca.

10. Come vengono preparati e formati coloro che lavorano all’interno della Biblioteca?

Vengono assunte in Biblioteca persone che abbiano le caratteristiche specifiche per i differenti compiti che vi si svolgono, perché, per fare degli esempi, un conto che una persona venga per il laboratorio fotografico o per quello di restauro o per catalogare i volume a stampa o per preparare i cataloghi dei manoscritti. Lo stesso per chi dovessi venire a operare nell’ambito delle medaglie e delle monete o per i disegni e le incisioni e così via. Alla Biblioteca è anche annessa una Scuola di biblioteconomia, dove si formano in maniera complessiva persone che poi possono ben operare nelle biblioteche: talvolta questa scuola serve a formare questo o quella persona che poi viene a operare da noi. E poi c’è una formazione che si compie quando si viene introdotti negli specifici uffici e competenze, con l’apprendimento delle modalità di lavoro di ciascun ufficio. Certo il personale della biblioteca è sempre più specializzato.
Siamo in un periodo in cui, come è noto, c’è una grande ricerca di un posto di lavoro: quindi anche in biblioteca arrivano richieste le più numerose e le più svariate. Purtroppo non possiamo dire di sì a molti, non solo non possiamo dire di sì quando non ci sono i posti disponibili, perché dobbiamo rispettare i criteri rigorosi dei nostri regolamenti; ma anche non possiamo assumere persone che non siano specificamente preparate per gli ambiti in cui dovranno lavorare.


Collezione mappe - Biblioteca Apostolica Vaticana 

11. Può accennare ad alcuni documenti importanti che sono conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana?

C’è di tutto e di più. Questa è sempre la domanda più difficile a cui rispondere. Fra l’altro, prima di rispondere riferendomi ad alcuni manoscritti di tipo straordinario, ci sono anche monete, medaglie, disegni. Basta pensare a disegni di Bernini, di Borromini, la Divina Commedia illustrata da Botticelli... Fra le monete è interessante una monetina d’oro che possiamo ritenere offerta da Carlo Magno quando venne pellegrino a Roma alla tomba di san Pietro, in uno dei viaggi antecedenti la sua incoronazione imperiale nel Natale dell’anno 800. Poiché questa preziosa monetina è stata trovata fra quelle che stavano accanto alla tomba di san Pietro e ora sono conservate in Biblioteca Vaticana, è probabile che sia stata proprio offerta da lui: non tutti i pellegrini poteva permettersi un dono di così grande valore!
Se torniamo ai manoscritti, l’ultima grandissima e meravigliosa donazione ci è stata fatta da un benefattore americano, Frank J. Hanna, che ha acquistato dalla fondazione Bodmer, che lo metteva in vendita, il papiro Bodmer 14-15, contenente il Vangelo secondo Luca e Giovanni e databile attorno circa l’anno 200 (dal 180 al 220 circa). Questo papiro, quindi, ci offre il testo di San Giovanni ad appena cento anni dopo che l’evangelista Giovanni l’aveva composto e appena 130 anni  dopo che fu composto il vangelo secondo Luca. Fra l’altro è noto che i fascicoli di papiro non dovevano avere un numero di fogli relativamente limitato, perché si tratta di materiale fragile che si romperebbe sulla piegatura se il numero dei fogli usati fosse eccessivo. Furono così uniti in questo fascicolo Luca e Giovanni e, si intuisce, si riservò un altro fascicolo a Matteo e Marco. Abbiamo così una testimonianza di tipo fisico dell’uso dei quattro vangeli canonici usati attorno all’anno 200 in quella comunità. Lo aveva affermato Ireneo di Lione, dicendo che la Chiesa ha accolto i quattro Vangeli, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, e qui ne abbiamo una testimonianza diretta.
Fra l’altro, il testo tramandato dal papiro garantisce il testo di quell’altro grande testimone, che eppure è conservato nella Biblioteca Vaticana: il cosiddetto codice B della Bibbia, un codice vaticano greco del quarto secolo che contiene la Bibbia in Greco, nella traduzione dei Settanta per l’Antico Testamento e nel testo greco originale per il Nuovo Testamento. Infatti, per i vangeli di Luca e Giovanni, fra il papiro Bodmer e il codice B si riscontra la sostanziale identità di testo, e così il testo del quarto secolo risulta garantito da quello del II secolo.
Certo ci sono anche manoscritti che documentano l’universalità culturale della Biblioteca Vaticana: ad esempio i due manoscritti pergamenacei di Virgilio, uno di fine quarto secolo e l’altro di fine quinto secolo, che ci conservano raffigurazioni antichissime dei testi virgiliani. Oppure un manoscritto precolombiano, il Borgiano messicano 1, che ci ha conservato uno scritto nella cosiddetta scrittura pittorica, uno dei pochi manoscritti antecedenti l’arrivo di Cristoforo Colombo in America che si sia conservato. Mi accorgo che non riesco a indicare neppure un minimo dei grandi tesori...

Sua Santita Papa Niccolo' V - (1397-1455) 


12. La Biblioteca Apostolica Vaticana è stata fondata da Niccolò V. Quale ruolo doveva svolgere secondo le indicazioni di chi la volle?

Niccolò V visse nel pieno dell’epoca umanistica. È un umanista e porta in questa biblioteca, che lui fonda, lo spirito dell’umanismo che è lo spirito dell’apertura alle culture di quell’epoca. Si comincia allora un approccio vivo al mondo bizantino-greco, grazie al Concilio di Firenze del 1439 appena concluso, nel quale i Greci vennero per un’unione, che poi non si è potuto continuare, fra Occidente ed Oriente.
Nicolo V utilizza questo primo approccio con il mondo greco per aumentare le conoscenze e, in concreto, per organizzare l’acquisto di manoscritti greci o la traduzione di testi greci in latino. La Vaticana è la prima biblioteca con una percentuale così consistente di volumi greci; e nei decenni immediatamente successivi, seguendo lo spirito di Niccolò V, acquisisce anche manoscritti ebraici, e poi di altre culture ancora. Lo spirito umanistico di Niccolò V è lo spirito di chi invita a ricercare nelle fonti, a non andare a caso, a ricercare le fonti e ad allargare lo sguardo verso le varie culture, i vari ambiti di cultura.
Questo è il compito che Niccolò V si dà e affida alla sua biblioteca. Un compito che diventa il servizio che la Santa Sede offre alla cultura, perché crede nella cultura. E sa che ogni autentico approccio culturale è un approccio che approfondisce i valori del uomo e  avvicina la verità del uomo alla Verità somma.


Bartolomeo Sacchi detto 'il Platina'

13. È vero che la Biblioteca Vaticana sta digitalizzando il suo patrimonio librario?

È vero, e di giorno in giorno si precisano anche progetti molto concreti per realizzare questa grande impresa. Si tratta di digitalizzare ottantamila manoscritti, perché di fatto è ai manoscritti che anzitutto si deve guardare. I libri a stampa possono essere conservati e digitalizzati anche in altri biblioteche; ogni manoscritto è invece un ‘unicum’ e quindi è necessario digitalizzarli uno per uno. Ottantamila manoscritti moltiplicati per circa cinquecento pagine l’uno sono milioni di fogli, milioni di fotografie digitali, e diventano miliardi di milioni di ‘byte’ da conservare. Nascono quindi questioni fondamentali da affrontare sia riguardo al tipo di formato da usare sia per garantire una ‘long term conservation’. Perché non si può fare un’operazione del genere, costosissima e anche delicata per i manoscritti, e dire: “Scusate, non è andata bene, si sono persi i dati, dobbiamo rifarla!”. Sarebbe un atteggiamento irragionevole, e per questo siamo partiti anzitutto con approfondite riflessioni.
Allo stesso tempo posso dire che, a mano a mano, si stanno coinvolgendo istituzioni che desiderano sponsorizzare la digitalizzazione di parte dei nostri manoscritti, perché colgono il valore della cultura e comprendono che i manoscritti sono un bene dell’umanità. Digitalizzare e rendere accessibili in questa maniera quei beni preziosi, significa porli generosamente e sapientemente a servizio dell’umanità.
Ci sono sponsor che condividono con noi questo spirito, ci sono società che intuiscono la grandezza di questa impresa e coinvolgono le loro competenze tecniche. Alcuni progetti sono iniziati, per esempio, in collaborazione con l’Università di Heidelberg; un altro importante progetto, in unione con le Bodleian Libraries di Oxford, è stato finanziato dalla Fondazione Polonsky; in queste settimane sta prendendo avvio il progetto fondamentale, grazie al coinvolgimento di grandi società: EMC con Dedanext del gruppo Dedagroup.


Sua Santita' Papa Leone XIII - (1810-1903)

14. Quali sono stati i Papi di epoca moderna che hanno maggiormente valorizzato la Biblioteca?

Potremmo partire da Leone XIII, alla fine dell’Ottocento. A lui si deve il grande passo in avanti compiuto dalla Biblioteca come biblioteca di consultazione moderna: una biblioteca con una sala di consultazione anche per gli stampati a supporto dello studio dei manoscritti. Erano i tempi del Prefetto Franz Ehrle. Gli succedette, per quattro soli anni, ma lasciando un’impronta veramente forte, il Prefetto Achille Ratti, che poi divenne papa con il nome di Pio XI. Sotto il suo pontificato la Biblioteca ricevette un fortissimo impulso sia sotto l’aspetto strutturale sia sotto quello catalografico. Fu infatti realizzato il grande deposito degli stampati, capace di un milione di volumi a stampa. Furono anche creati contatti con istituzioni bibliotecarie negli Stati Uniti, grazie ai quali fu intrapresa la catalogazione moderna dei volumi a stampa, oltre a una catalogazione a schede dei manoscritti. Gli anni del pontificato di Pio XI sono stati veramente intensi per la Biblioteca. Lo stesso pontefice scendeva talora in biblioteca, non raramente alla domenica pomeriggio. In particolare seguiva con attenzione i lavori del grande deposito degli stampati: veniva a verificare l’avanzamento dello stato dei lavori. In qualche modo si sostituiva allo stesso prefetto nella verifica di queste cose.
Più di recente, è stato Paolo VI il grande interprete dello spirito della Biblioteca. Egli ha saputo indicare quei valori su cui si fonda una Biblioteca, in particolare la Biblioteca Vaticana, come abbiamo già ricordato lungo questa intervista. Fra l’altro Paolo VI fu fruitore in prima persona della biblioteca, chiedendo talora volumi a stampa o anche manoscritti che intendeva consultare.
Papa Benedetto XVI, infine, ha mostrato in più occasioni la viva attenzione che presta alla Biblioteca. Sappiamo, come lui stesso ha rivelato, che aveva in animo di diventare bibliotecario. Il Cardinale Bibliotecario Raffaele Farina ricorda che, lungo i lavori di ristrutturazione dal 2007 al 2010, ogni volta che era ricevuto dal Papa, si sentiva rivolgere come prima e fondamentale domanda: “Come vanno i lavori? Come va la Biblioteca”. Nella lettera ufficiale che papa Benedetto ha inviato al Cardinale Bibliotecario in occasione del convegno del novembre 2010 in occasione della riapertura della Biblioteca, afferma che la Biblioteca Apostolica Vaticana non è uno strumento facoltativo della Santa Sede ma fa piuttosto “parte integrante degli strumenti necessari allo svolgimento del Ministero petrino” ed è quindi “radicata nelle esigenze del governo della Chiesa”. Una frase molto forte, che è quindi molto importante per noi, ci dà una grande dignità ma ci pone anche in una grande responsabilità.

Grazie.

Frank Zammit

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