Friday, 19 October 2012

La Chiamata di Gesu`

La Chiamata di Gesu`


La chiamata di Gesu`


"Salì poi sul monte e chiamò a sé quelli che egli stesso volle; ed essi andarono da lui. *E ne stabilì dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare *col potere di scacciare i demoni. *Stabilì dunque dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, *Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, fratello di Giacomo, ai quali diede il soprannome di Boanèrghes, cioè figli del tuono. *Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il cananeo *e Giuda Iscariota, colui che poi lo tradì".



Don Diego Lorenzi 
(ex Segretario Particolare di Papa Giovanni Paolo I)

Don Diego Lorenzi



Don Lorenzi, come ha scoperto la sua vocazione? 

Da quando ero bambino ho sentito il desiderio di diventare sacerdote. Mi sono iscritto in un seminario minore in età alquanto giovane.


Si ricorda qualche anedotto dai tempi del seminario oppure dei primi anni del suo sacerdozio?


Sono stato fortunato d’essere stato mandato in Inghilterra per fare i miei studi teologici tra il 1963 e il 1967. Ho dedicato i primi anni del mio sacerdozio all’ambito formativo. Dopo, nel 1975, mi sono laureato all’Università di Padova.

Il Reverendo Monsignore Don Cesare Pasini
Prefetto Biblioteca Apostolica Vaticana

Don Cesare Pasini con Frank Zammit



Come è nata la Sua vocazione sacerdotale?


È nata in maniera molto semplice: come quando nascono dei desideri profondi all’interno di una normale vita cristiana legata a un parrocchia, legata anche a dei contatti frequenti con quegli ambienti e con associazioni ecclesiali. Mi ricordo che da ragazzino ‒ penso nelle medie ‒ tutte le mattine alle sette, sette e mezza, mi recavo a messa nella nebbia fitta di Milano... A certo punto è nata un’intuizione, che si è fatta sempre più forte e più sicura.


Si puo raccontare qualche aneddoto di allora, quando era seminarista?


Anedotti particolari no, perche era una vita molto ordinata, molto regolare. Un periodo costruttivo, positivo, tranquillo. Certo, posso ricordare non un aneddoto, ma un elemento di raffronto che fa riflettere. Sono entrato in quarta ginnasio, a quattordici anni, e il seminario allora, per chi voleva, iniziava in prima media, quindi tre anni prima di quando fossi entrato io.


Chi entrava si chiamava “novizio”. Eravamo trenta novizi all’interno della classe che dalle terze medie era passata alla quarta ginnasio. Così siamo diventati in tutto centosettanta alunni di quarta ginnasio. I miei compagni erano partiti in prima media in duecento. Ogni anno avvenivano selezioni, c’era chi faceva altre scelte e usciva di seminario: le decisioni dei ragazzi possono cambiare nel corso degli anni. In ogni caso eravamo debordanti, non ci si stava nelle varie sedi dei seminari milanesi, tanto che quando sono passato in quinta ginnasio, metà della classe fu ospitata in una una sede (a Seveso San Pietro) e l’altra meta in un’altra sede (a Venegono Inferiore). Non potevano tenerci uniti in un’unica sede, perché dovevano occupare al massimo gli spazi disponibili. Ecco, questo era il clima, di una ricchezza di vocazioni molto forte.





Sua Eminenza Reverendissima
Il Signor Cardinale Keith Michael Patrick O'Brien
Arcivescovo di St Andrews ed Edinburgo

S.E.R. Il Cardinale Keith Michael Patrick O'Brien



Come è nata la Sua vocazione sacerdotale?

Ho sentito la vocazione di diventare sacerdote fin da piccolo. Sono nato nell'Irlanda del Nord e la mia famiglia si é trasferita in Scozia quando avevo 11 anni. All'inizio quando abitavo a Glasgow con la mia famiglia chiesi  di entrare in Seminario in Scozia. Ma l'Arcivescovo di Glasgow respinse la mia domanda a causa di un soffio al cuore. Egualmente, alla fine dei miei studi secondari a Edinburgo nella Scozia dell'Est, l'Arcivescovo che era all'epoca il Cardinale Joseph Gray, mi disse "a causa del tuo soffio al cuore, iscriviti prima all'università di Edinburgo e se ce la fai, potresti farcela anche in Seminario!". 

Si puo raccontare qualche aneddoto di allora, quando era seminarista?

Con riguardo agli aneddoti, sostanzialmente questi riguardano tutti delle persone. Quando ero in seminario, tre giorni alla settimana svolgevamo dei lavori manuali al pomeriggio, il che mi piaceva molto. Un giorno la madre di due agnelli mori' ed io e un altro seminarista (ora Vescovo di Dunkeld in Scozia), ci ritrovammo con la responsabilità di essere non solo pastori di pecore ma anche "madri"! Penso in modo molto affettuoso ai parrocchiani  nei primi anni del mio sacerdozio. In particolare mi ricordo di un giovane, Stuart Rae, la cui madre era morta di un tumore al cervello. Quando era ancora alle scuole superiori gli diagnosticarono lo stesso tumore e fu per me un privilegio assisterlo spiritualmente e prepararlo alla morte. Quando un giorno gli chiesi se aveva paura di morire, mi rispose semplicemente: "No, Padre, sto semplicemente andando ad incontrare mia mamma".



Sua Eminenza Reverendissima
Il Signor Cardinale  Antonio Maria Veglio` 

Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti

S.E.R. Il Cardinale Antonio Maria Veglio`


Eminenza, come ha scoperto la sua vocazione? 

Sono cresciuto nella diocesi di Pesaro, che un recente sondaggio considera la provincia con la più alta qualità della vita in Italia. Ricca di valori, dalla cultura alla religione, all'arte, anche quella culinaria, e rinomata per il buon carattere dei suoi abitanti. Sono quindi nato in un ambito privilegiato, da una famiglia cattolica che mi ha riempito di affetto e mi ha dato tanta serenità. La mia scelta per il sacerdozio è nata qui ed è stata anche influenzata dalla figura di un sacerdote amico di famiglia, Don Achille Santoni, che era un esempio di santità e bontà. Frequentavo, inoltre, la parrocchia di San Francesco d’Assisi a Pesaro, tenuta dai Padri Cappuccini ed ero tra i chierichetti più assidui. Fu così che un giorno, ero ancora piccolo, decisi di entrare nel Seminario diocesano di Pesaro. 



Si ricorda qualche anedotto dai tempi del seminario oppure dei primi anni del suo sacerdozio?

Il primo aneddoto si riferisce alle corse che facevo ogni giorno, inverno o estate, al mattino presto, verso le sei, per servire la Messa in parrocchia. Fra chierichetti facevamo a gara a chi ne serviva di piu ed un anno riuscii a vincere questo primato servendo ben 404 messe. 


Ricordo volentieri anche un altro aneddoto. Per alzarmi presto al mattino e non svegliare la mamma, avevo concordato con un mio amico questo stratagemma: alla sera, prima di coricarmi, legavo al braccio destro una cordicella che calavo dal quarto piano dove abitavo fino al cortile interno del condominio. Al mattino l’amico mi chiamava tirando la cordicella senza far rumore .






Sua Eminenza Reverendissima
Il Signor Cardinale Odilo Pedro Scherer
Arcivesco di Sao Paolo



S.E.R. Il Cardinale Odilo Pedro Scherer


Eminenza, come ha scoperto la sua vocazione? 

Ancora nell’infanzia, nell’ambiente della famiglia, che era normalmente religiosa. Sempre ho pensato che il sacerdozio fosse la mia vocazione.



Si ricorda qualche anedotto dai tempi del seminario oppure dei primi anni del suo sacerdozio?

Amavo lo studio delle lingue ma non mi andava bene la Chimica...




Sua Eminenza Reverendissima
Il Signor Cardinale Paul Poupard
Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per la Cultura

S.E.R. Il Cardinale Paul Poupard


Eminenza, come ha scoperto la sua vocazione? 

Lei mi interroga sulla mia vocazione. A dire il vero, non ho avuto nessuna rivelazione ! E più cerco di ritrovare i miei ricordi più anziani, mi trovo sempre davanti a una intima convinzione progressivamente maturata, che si è espressa quando il Parroco del mio villaggio mi ha proposto di entrare al Seminario minore, ne ero molto felice. 


Si ricorda qualche anedotto dai tempi del seminario oppure dei primi anni del suo sacerdozio?

Qualche aneddoto di quando ero seminarista ? Ben volentieri, perche è stato per me decisivo, era il lontano 1947, il primo viaggio delle reliquie della mia Santa preferita, la Teresita del Bambin Gesù, che abbiamo ricevuto nel nostro Seminario minore della mia Diocesi di Angers, nell’ovest della Francia. Era il momento nel quale dovevo decidere se, o no, entrare nel Seminario maggiore. Ho pregato con fervore la Teresita, chiedendole di dirmi chiaramente cosa dovevo fare … e allora, ho ricevuto – non direi una rivelazione – ma  come la conferma di una evidenza che è rimasta per sempre.




Sua Eminenza Reverendissima
Il Signor Cardinale Severino Poletto
Arcivescovo Emerito di Torino

S.E.R. Il Cardinale Severino Poletto


Eminenza, come ha scoperto la sua vocazione? 

La mia vocazione al sacerdozio ha un’origine normale, nel senso che da ragazzino facevo il chierichetto nella mia Parrocchia e la figura di due vice-parroci presenti accanto ad un Parroco più anziano mi ha entusiasmato ed è nato nel mio cuore il desiderio di diventare come loro. La celebrazione della Messa e la predicazione della Parola di Dio, l’apostolato che loro svolgevano suscitavano in me, ragazzino di dodici anni, l’entusiasmo e la voglia di essere come loro. Ovviamente poi il loro consiglio, la loro guida, l’entrata in seminario già nella scuola media, come si usava a quel tempo, mi ha consolidato nella scelta di diventare sacerdote e sono stato ordinato sacerdote a Casale Monferrato, provincia di Alessandria in Piemonte, da Mons. Giuseppe Angrisani.

























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