Friday, 12 October 2012

Papa Giovanni Paolo I

Papa Giovanni Paolo I

Humilitas

Albino LucianiGiovanni Paolo I

Il centenario dalla nascita di Albino Luciani




17.10.1912 - 17.10.2012

Il Profeta dell'Umilta'


Frank Zammit intervista Don Diego Lorenzi

Intervista

Don Lorenzi, come ha scoperto la sua vocazione?

Da quando ero bambino ho sentito il desiderio di diventare sacerdote. Mi sono iscritto in un seminario minore in età alquanto giovane.


Si ricorda qualche anedotto dai tempi del seminario oppure dei primi anni del suo sacerdozio?

Sono stato fortunato d’essere stato mandato in Inghilterra per fare i miei studi teologici tra il 1963 e il 1967. Ho dedicato i primi anni del mio sacerdozio all’ambito formativo. Dopo, nel 1975, mi sono laureato all’Università di Padova.


Cosa si ricorda del suo primo incontro con il Patriarca di Venezia, il Cardinale Albino Luciani?

Il mio primo incontro con lui avvenne nel giugno del 1976 durante una conferenza diocesana. In quel periodo, il Patriarca cercava un nuovo segretario particolare da un ordine religioso e non dai suoi sacerdoti diocesani. Ad un certo punto, durante l’incontro, mi avvicinò e mi chiese se fossi pronto ad intraprendere il ruolo del suo segretario privato. Egli si era incontrato con il mio cappellano poco prima che mi facesse quest’invito. Non avevo nessuna ragione per indugiare nel dargli una risposta positiva.

Don Diego Lorenzi: Il Segretario Particolare di Papa Giovanni Paolo I

Come descrive la sua relazione di lavoro con lui? Com’era l’agenda quotidiana del Patriarca a Venezia? E a Roma come Papa?

Il mese dopo, nell’agosto del 1976 ho cominciato il mio servizio nella sua segretaria privata. Non ho condiviso alcuna responsabilità nella gestione della Diocesi. Egli era esperto in tutti I campi; Aveva già dei sacerdoti che si occupavano di tutte le tematiche techniche. Non mi coinvolgeva in mansioni particolari. I miei doveri quotidiani furono: concelebrare la messa con lui il mattino, pranzare con lui, organizzare gli appuntamenti di coloro che volevano incontrarlo, ero il suo Cerimoniere Liturgico e anche il suo autista quando usciva. Posso dire che ero il suo compagno discreto.

A Roma, nel Vaticano, siamo rimasti un solo mesi, equivalente al tempo che ci volle per aprire i nostri bagagli, guardarci intorno e concentrare le nostre attenzioni sui compiti e i documenti preparati nella Segreteria di Stato.

Il Patriarca Luciani con Don Ettore Fornezza

Com’erano i rapporti tra il Patriarca e il suo clero? E col suo gregge a Venezia? Mentre lo serviva, ha mai notato la virtù dell’umiltà nelle sue azioni? Può elaborare?

Andando indietro nel tempo, nei suoi primi anni come Vice Rettore del Seminario di Belluno amava citare Sant’Agostino ai suoi studenti. “Qual’è la virtù più importante? L’umiltà. E la seconda grande virtù? L’umiltà. E la terza? Resta sempre l’umiltà!”

Il motto episcopale di Luciani era ‘Humilitas’ ovvero ‘Umiltà. Questo motto fu preso da una citazione di Sant’Agostino. La parola umiltà proviene dalla parola latina ‘humus’ relatata con la polvere della terra, qualcosa che si trova sotto i nostri piedi. Questo motto venne usato anche dal vescovo di Ginevra in Svizzera San Francesco di Sales i cui libri furono letti da Albino Luciani nei primi anni del suo sacerdozio.

Non dobbiano neanche scordare l’umiltà della Madre di Gesù, Maria, nel Magnificat: “perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Questo era il suo carattere che ha continuato a sviluppare lungo il corso della sua vita.  Luciani non si è svegliato un bel giorno e ha cominciato a sentirsi umile. Ha lavorato per questo scopo ogni giorno per assomigliare a Gesù, controllando il suo temperamento, non reagendo, era buono e metteva da parte il suo orgoglio.

Cristo ci ha detto alcune cose. Ma una di queste lezioni si manifestò quando lavò i piedi agli apostoli.  « Se io che sono il vostro maestro faccio questo con voi, dovete fare la stessa cosa con gli altri. »

Finalmente perchè era umile accettò l’incarico di Vigario Generali a Belluno, Vescovo di Vittorio Veneto, Patriarca di Venezia e Vescovo di Roma.

Questo però non significava che Luciani fosse un debole. Quando la verità cattolica era in pericolo, era sempre fermo. Durante la campagna per il referendo sull’introduzione del divorzio in Italia nel 1974, Luciani criticò pubblicamente un gruppo di quaranta sacerdoti liberali provenienti da Venezia che erano a favore della legislazione sul divorzio. Alcuni di questi sacerdoti terminaro i contatti con lui per questo fatto. Egli li capì lo stesso ma per lui la verità cattolica era la verità cattolica. Non si poteva negoziare con un’altra cosa.

Un’ultima parola: Nella sua prima conversazione col pubblico, nella prima Udienza Generale ha parlato d’umiltà. Il-mattino di quel giorno, il 6 settembre 1976 ha citato il Patriarca Abramo che disse: “Sono cenere difronte a te Signore....”

Furono pubblicate sul "Messagero di San Antonio"


Gli llustrissimi! Lettere scritte a Gesù, Figaro il Barbiere, Pinocchio, Mark Twain, Charles Dickens..........Che scopi voleva raggiungere il Cardinal Luciani con queste lettere?

In queste lettere si può notare la capacità della penna di Albino Luciani. Scriveva questa prosa con aġilità giornalistica. Originariamente questo libro fu scritto in forma epistolare a quelli considerati come “I giganti del Passato” e furono pubblicate sul “Messagero di Sant’Antonio’ tra il 1971 e il 1975. Queste lettere furono indirzzate ad alcuni personaggi storici e mitici di ogni era della storia dell’umanità. Molti critici sostengono che non era facile per uno scrittore scrivere queste lettere di fantasia, ma Luciani ci è riuscito in un modo incredibile. Penso che il Patriarca volvesse approfondire vari temi della Dottrina Sociale della Chiesa in un modo inusuale.

Suor Lucia dos Santos

Nel luglio del 1977, quando il Cardinale Luciani era in pellegrinagio a Coimbra, la Marchesa di Cadaval gli ha orginazzato un incontro con Suor Lucia. Cosa ricorda di quell’incontro tra il Patriarca e Suor Lucia? Com’era il Patriarca dopo quell’incontro?

Ci siamo fermati a Coimbra poco prima del nostro ritorno a Venezia. Abbiamo celebrato la messa nel monastero locale delle suore Carmelitane. Terminata la messa, è entrato e ha avuto una lunga conversazione con Suor Lucia. Nessuno fu presente a quell’incontro tra queste due personalità  Poi durante il pranzo disse: “Suor Lucia è una bellissima personalità che ha parlato molto durante il nostro incontro”.

Il conclave scelse Albino Luciani,  il Papa del Sorriso

 Potrebbe condividere con me alcuni ricordi ed eventi dalla morte di Paolo VI fino alla sua elezione al trono di Pietro?

Partimmo per Roma il 10 agosto e fummo ospitati vicino a Piazza San Pietro nella casa degli Agostiniani. Il Patriarca trascorse molto tempo lì fino al 25 agosto quando andò per partecipare al Conclave. Il giorno prima del Conclave, durante la cena, l’Agostiano Padre Prospero Grech portò una torta per augurare al Patriarca di Venezia per il Papato. Il Patriarca sorrise a tutti quelli seduti con lui e disse: “Non credo di poter esser eletto. E se questo accadesse esiste la possibilità che io possa rifiutare”.

Eletto al quarto scrutinio

Foste scioccato dall’elezione di Luciani al servizio Petrino? Qual’era la vostra logica?

Infatti quando il Cardinal Pericle Felici annunziò dalla loggia centrale di San Pietro l’elezione al Papato del Cardinal Luciano, fui uno dei pochi che non furono sorpresi di quello che era appena accaduto.

Voglio essere chiaro con Lei : Dopo aver trascorso più di due anni con lui, in una varietà di doveri quotidiani, questa era la mia impressione. Indubbiamente la santità di quest’uomo doveva essere manifestata a tutta l’umanità e non solo al mondo cattolico. Alle undici del mattino il giorno precedente gli avevo predetto che fra ventiquattr’ore avrebbe già ricevuto il più alto numero di voti.

Luciani mi rispose così : È difficile cercare di misurare la santità in una persona. Mi disse anche che se i cardinali elettori lo avessero scelto era pronto a rifiutare l’elezione.

La fumata bianca

Dov’era durante la fumata bianca? Come ha incrontrato per la prima volta Papa Giovanni Paolo I?

Mi trovavo in Piazza San Pietro in mezzo a quella grande folla. Fu eletto nel quarto scrutinio.

Questa decisione avrebbe stravolto la mia vita. Quella sera del 26 agosto del 1978, per la prima volta entrai nel Vaticono con un incarico nuovo. Fin’allora ero uno straniero in quel mondo e non sapeva quello che dovevo fare.

Entrai dal cancello della Congregazione per la Dottrina della Fede e fui fermato quando raggiunsi la zona sigillata per via del Conclave. Lì incontrai il Marchese Giulio Sacchetti, un italiano laico di sangue blu che a quel tempo era governatore dello stato Vaticano e pertanto era l’uomo che teneva le chiavi del Conclave. Sacchetti mi permise di entrare. Arrivai al Palazzo Appostolico dove usai l’ascensore.

Appena uscito dall’ascensore fui facca a faccia coll’arcivescovo Ernesto Civardi, che era il segretaro del conclave. Civardi scherzò con me: « Vi rendete conto che potreste essere scomunicato ? » Gli risposi : « Se questo accadesse il Papa mi farebbe entrare nella comunione dei santi ».

Le ribadisco. Non fu una sorpesa per me. Fui portato verso la sala grande dove il Papa era solo con il Segretario di Stato, il Cardinale francese Jean-Marie Villot. Luciani si alzò in piedi e mi disse: “La tua previsione era esatta. Vai e ci vediamo domani!”

Giovanni Paolo I con lo 'straniero'

Nei giorni dopo l’elezione ci fu qualche incontro tra Papa Giovanni Paolo I e l’Arcivescovo di Cracovia il Cardinale Karol Jozef   Wojtyla?

Il Papa appena eletto incontrò tutti i cardinali nei giorni dopo la sua elezione all’interno del Vaticano. Con alcuni s’incontrò il giorno prima della messa per la sua installazione.


È vero che durante il suo pontificato di tanto in tanto esprimesse con Lei il suo presentimento e quello di Monsignor John Magee che il suo pontificato sarebbe stato breve e che sarebbe stato sostituito da uno “straniero”?

Questo è quel che Monsignor Magee racconta da 34 anni a questa parte. Non ho nessun altro commento da fare.

 Papa Paolo VI firma l'enciclica Populorum Progressio

 “È un diritto inalienabile di nessun uomo quello di accumulare beni al di là dei suoi bisogni mentre altri uomini muoiono di fame perchè non possiedono niente." Egli ha predicato questo modo di pensare per più di quarant’anni e lo dichiarò anche come Papa durante l’udienza generale due giorni prima della sua morte. Cosa pensa di questo?

Uomini poveri ed altri ricchi: Il Papa Giovanni Paolo I prese questa citazione dall’enciclica di Papa Paolo VI  'Popolorum Progressio." Siccome veniva da una famiglia molto povera e suo padre dovette emigrare per molti anni in Svizzera come semplice operaio per aiutare la sua famiglia, Papa Luciani capiva profondamente l’urgenza di combattere la fame e di vincerla. Negli anni cinquanta aveva visitato i sacerdoti incardinati nella sua diocesi che lavoravano nella missione del Burundi in Africa centrale.

La famiglia Brown

 “Quanti bambini nascono non é importante. Quello che é importante é che i bambini che nascono abbiano le stesse opportunità per una vita bella e sana. " Molti Cardinali sostenevano la proibizione di Pio XII  sulla sperimentazione genetica di ogni tipo e condannarono Louise Brown – la prima bimba nata da inseminazione artificiale. Alcuni di loro addirittura la etichettarono come “la figlia del demonio”.  Al contrario il Cardinal Luciani mandò i suoi auguri ai suoi genitori. Il Cardinal Albino Luciani scrisse così: “Ho mandato le mie congratulazioni di cuore ai suo genitori....” Tre settimana dopo la sua elezione a Papa. Si ricorda di questo fatto? Potrebbe elaborare?

La mia risposta a questa domanda è di presentarle un estratto di un’intervista che fece per telefono pubblicata il 1 agosto 1978. In quest’intervista il Cardinal Luciani non parlava come prelate della Chiesa Cattolica ma come giornalista. "Da molte testate giornalistiche arrivano auguri a questa coppia inglese per la loro bambina. Come Dio che tanto ama la vita dell’uomo, Anch’io mando i miei auguri alla bambina. Per quanto riguarda i genitori, non ho nessun diritto di condannarli; soggettivamente se hanno agito con buone intenzioni, possono addirittura avera grande merito davanti a Dio per la loro decisione e quello che hanno chiesto ai dottori di fare per loro.

UN ESTRATTO DAL BOLLETTINO DIOCESANO DI VENEZIA
OTTOBRE-NOVEMBRE 1978

ATTI PATRIARCALI
(Pagine 351/352)

Il Cardinale Patriarca

LA FIGLIA INGLESE DELLA PROVETTA

Intervista per telefono  <Prospettive nel mondo> 1.8.1978

D.- Qual’e’ la Sua opinione circa la bambina inglese nata in laboratorio?

R.- Non m’e’ facile rispondere alla Sua domanda cosi, a spron battuto, dal telefono della stanza d’ospedale, in cui mi trovo, senza libri da poter consultare. E non e’ l’unica difficolta’. Ho, infatti, letto sinora soltanto qualche resoconto di giornale sulla “figlia inglese della provetta”; per proninciarmi oltre i giornali, avrei bisogno di conoscere i dati scientifici stesi dai due medici protagonist. Non solo: in questo momento io non sto parlando come vescovo, ma in veste di giornalista consultato da un collega; in material tanta delicate e quasi nuova, mi metto anch’io in attesa di quanto l’autentico magistero della Chiesa, sentiti gli esperti, vorra’ dichiarare. La mia risposta alla Sua domanda e’ pertanto personale, a mio rischio e pericolo, direi interlocutoria.

     La esprimo nei seguenti Quattro punti.

1.     Condivido solo in parte l’entusiasmo di chi plaude al progresso della scienza e della tecnica dopo la nascita della bambina inglese. Il progresso e’ un gran bella cosa, ma non ogni progresso giova all’ uomo. Le armi A B C (atomiche, batteriologiche e chimiche) sono state un progresso, ma insieme, un disastro per l’umanita’. La possibilita’ di avere figli in vitro , se non provoca disastri, pone almeno dei grossi rischi. Esempio: La fecondita’ natural porta, a volte’, come frutto, figli malformati; non ne portera’ di piu la fecondita’ artificiale? Se si, lo scienziato di fronte ai nuovi problem non fara’ la figura dell’apprendista stregone”, che scatena forze poderose senza poi poterle arginare e dominare? Altro esempio: poste la fama di denaro e la spregiudicatezza morale d’oggi, non ci sara’ pericolo che sorga l’industria nuova della ‘fabbrica dei figli’, magari per chi non puo’ o non vuole contrarre matrimonio valido? Se questo avvenisse, famiglia e societa’ non sarebbero in gran regresso piu’
che in progresso?

2.     La stampa, daa piu’ parti, invia felicitazioni ai due coniugi inglesi ed auguri alla loro bambina. A imitazione di Dio, che vuole e ama la vita degli uomini, faccio anch’io i piu’ cordiali auguri alla bambina. Quanto ai suoi “genitori”, non ho alcun diritto di condannarli: soggettivamente, se hanno operato con retta intenzione e in buona fede, essi possono perfino avere gran merito davanti a Dio per quanto hanno deciso e chiesto ai medici di eseguire.

3.     Scendendo pero’ al fatto in se’ e prescindendo dalla buona fede, il problema morale, che si pone e’: la fecondazione extrauterina, in vitro o in provetta, e’ lecita? Pio XII parlando di fecondazione artificial nel matrimonio, faceva – se ben ricordo – la seguente distinzione. L’intervento del tecnico e del medico serve solo a facilitare l’atto matrimoniale?  Oppure aiuta ad ottenere il figlio, continuando – in qualche modo – un atto matrimoniale gia’ compiuto?  Nessuna difficolta’ morale’; l’intervento puo’ essere posto. L’artificio, invece nonche’ aiutare o prolungare l’atto matrimoniale, addiritura lo esclude e sostituisce? Non e’ lecito pore l’artificio, perche’ Dio ha legato la trasmissione della vita umana alla sessualita’ coniugale. Cosi’, pressapoco, Pio XII; io non trovo argomenti validi per scostarmi da questa norma, dichiarando lecito il separare la trasmissione della vita dall’atto coniugale.

4.     “Ma – ho letto su qualche giornale – e’ ridicolo porre problemi morali a chi si avvale della magnifiche conquista della scienza. E, poi, ci sono i diritti della libera coscienza individuale”. Bene, ma la morale non si occupa delle conquiste della scienza; si occupa delle azioni umane, mediante le quali le persone possono usare sia in bene che in male delle conquiste scientifiche. Quanto alla coscienza individuale, siamo d’accordo: essa va seguita sempre, sia che comandi sia che proibisca; l’individuo deve, pero’, sforzarsi di avere una coscienza ben formata. La coscienza, infatti, non ha il compito di creare la legge. Ha altri due due compiti: di informarsi prima cosa cosa dica la legge di Dio: di giudicare poi se c’e’ sintonia tra questa legge e una nostra determinate azione. In altre parole: la coscienza deve comandare all’uomo,non deve ubbidire all’uomo.



"Dio è più nostra madre che nostro padre." Cosa voleva insegnare all’umanità Sua Santità il Papa attraverso questo sua importante dichiarazione?

Durante il suo breve pontificato, il 10 settembre del 1978,  Papa Giovanni Paolo I fece questa dichiarazione innovativa. “Dio è padre, e più di questo una madre ” Quest’affermazione fu accolta di sorpresa negli ambienti conservatori della Chiesa Cattolica e con grande gioia tra i radicali e i progressisti, che la sensitività è più grande nell’amore materno di Dio.

Papa Giovanni Paolo I parlava nel contesto in modo chiaro che la sensitività nell’amore materno di Dio non rappresentava la superiorità di un sesso sull’altro, ma semplicemente nel cambio dell’enfasi per via della natura dell’amore materno.


Cosa avrebbe significato per la Chiesa Cattolica un lungo pontificato di Giovanni Paolo I?

Un lungo pontificato? Perchè? Le dico questo: Dio gli ha chiesto di ricordare all’umanità che dobbiamo essere umili, cioè che dobbiamo cedere noi stessi per lui! Dopo dobbiamo praticare la fede che significa che ci fidiamo in Dio, abbiamo speranza in lui e lo amiamo come dobbiamo amare anche l’umanità. Ogni altra cosa viene giudicata come parole vane.

Durante il mese del suo pontificato, l’unica decisione presa dal Papa a riguardo dei viaggi era negativa. Aveva deciso che non avrebbe viaggiato e perciò non sarebbe stato presente alla conferenza dei vescovi dell’America Latina che si sarebbe tenuta a Puebla in Messico nel 1979. Il suo pensiero era: “Che cosa posso dire a quei vescovi nell’America Latina?”

Giovanni Paolo I poteva essere presente in molte meno celebrazioni di massa sia a Piazza San Pietro così come in altri luoghi, e poteva essere molto meno omnipresente nei media.

Aveva paura degli applausi e quando la gente smetteva di applaudire voleva sempre sapere chi aveva cambiato la loro vita.

Faceva enfasi sulla collegialità u sulla collaborazione.

Amava dire: “Beato quel vescovo che ha dei sacerdoti brillanti più li lui.” Credeva nel consenso. Questo però non significa che non potesse mai affrontare la Curia Romana. Sapeva bene che senza l’aiuto della Curia non avrebbe avuto una visione totale di come la Chiesa dovesse essere governata. Si dovrebbe avere fiducia di questa organizazione umana.

Il suo Pontificato sarebbe stato meno rumoroso e pertanto meno storico.

Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978


Si ricorda come Giovanni Paolo I ha trascorso le sue ultime ore su questa terra?

Ha trascorso il pomeriggio come al solito: leggendo, verificando i documenti e ricevendo un cardinale. Alle otto meno un quarto della sera abbiamo pranzato ed è stato allora che ci disse: “Ho un pò di dolore al petto ma sta diminuendo”.

Alle venti e quarantacinque ha parlato al telefono con il Cardinale di Milano, l’Arcivescovo Colombo. Hanno parlato della nomina del Patriarca di Venezia che doveva sostituirlo. Dopo, ci siamo avviati verso la sua stanza da letto. Lì ci siamo augurati la buona notte ed andammo nelle nostre stanze per dormire.......

Grazie





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