Friday, 7 December 2012

FRANK ZAMMIT INTERVISTA IL PROFESSOR JOAQUIN NAVARRO-VALLS

Il Professore Joaquín Navarro-Valls. È nato a Cartagena, Spagna, il 16 novembre 1936. Dal 1984 al 2006 è stato Direttore della Sala Stampa della Santa Sede

Frank Zammit

intervista

Il Professore Joaquín Navarro-Valls

Frank Zammit con il Professore Joaquín Navarro-Valls durante l'intervista

 Il Professore Joaquín Navarro-Valls con il Santo Padre durante un volo


Come è avvenuto il Suo primo incontro con il Beato Giovanni Paolo II ?

Un giorno ho ricevuto una telefonata, mentre ero nel mio ufficio, il messaggio fu molto chiaro : mi dovevo recare a pranzo con il Papa, tra mezzogiorno e l’una e mezzo. Chiesi alla mia segretaria di verificare il messaggio perché ebbi il sospetto che qualcuno volesse farmi uno scherzo. Non era così, era tutto vero !

Abbiamo pranzato insieme. Voleva che gli dessi dei suggerimenti, delle idee, su come poteva migliorare il sistemadi comunicazione della Santa Sede con i mezzi d’informazione. Per poter comunicare meglio questa universalità di valori umani e cristiani dei quali il Papa si sentiva responsabile.

Tutto è cominciato così. Poco tempo dopo mi hanno comunicato che il Papa mi aveva nominato Direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Ero in dubbio se accettare perché ero conscio della grande responsabilità che mi sarei assunto ! Ma alla fine accettai. Ho pensato che questo lavoro potesse durare due, forse tre anni ma è durato 22 anni. Tutto é cominciato cosí !


 Condividono una parola!

Che cosa ha proposto al Santo Padre ?
In quel momento poche cose, gli dissi: Santo Padre dieci minuti fa  non sapevo che sarei venuto a pranzo qui con Lei. Quindi  quello che dirό adesso sara improvvisato.
Poi si é parlato della trascendenza, dell’importanza per la Chiesa  dei valori cristiani in un mondo in cui  la societa contemporanea é pervasa dai meccanismi di comunicazione, no ?  Si sono fatte alcune riflessioni e il Papa ha dato un notevole contributo a quello che si é poi potuto fare in questi anni.
Era una fantastica collaborazione!

Come ha iniziato a costruire in modo nuovo un Pontificato ‘media-friendly'?
Lei dice bene : « Come si é cominciato ! » Guardi io avevo l’impressione che prima,se si puό chiamarla cosí, la politica informativa fosse molto  semplice. L’ideale era che i mezzi di comunicazione parlassero poco di noi. E quando parlavano male dovevamo rettificare. Questa era   una strategia perdente.
Nella comunicazione, se non sei propositivo, e fai solo politica d’informazione puramente di reazione, segui una strategia perdente.
L’opinione pubblica è un tema molto complesso, ma allo stesso tempo semplice, come un grande ‘container’ vuoto. La cosa più importante è mettere innanzitutto in questo container le idee perché altre ne seguiranno. Allora il problema, il tema principale era: ‘Abbiamo qualcosa da dire?’ E questo Pontificato aveva molto da dire. “Allora diciamolo in modo  proattivo!” Il risultato fu quel fascino che l’opinione pubblica subì da Giovanni Paolo II e dai valori di questo Pontificato, un fascino che lo accompagnò fino alla morte e anche dopo la sua morte fino al funerale poco dopo la sua scomparsa!


La Curia doveva adattarsi a questa nuova sistema


Quale é stata la reazione della Curia romana  verso questa nuova visione mediatica del nuovo  “Inquilino” del Palazzo Apostolico?
Il Papa ha molti collaboratori nella Curia Romana.  Perό le linee di lavoro della Curia Romana sono proposte dal Santo Padre e tutti gli altri le seguono. Quindi direi che anche loro si sono dovuto adattare a questo nuovo sistema. Questa nuova sensibilitá. Naturalmente non si trattava soltanto di comunicare “il Papa” ma, come dicevo prima, di comunicare tutto quell’ universo di valori cristiani ed umani, tutti e due. Nella Curia tutti dovevano seguire questa linea.
Il Santo Padre con il Cardinale Joseph Ratzinger
Sua Eccellenza ci puό raccontare alcuni ricordi personali che ha di Papa Giovanni Paolo II? 
Una domanda molto facile e al contempo molto difficile. Perché i ricordi di più di ventidue anni sarebbero tanti.  Un ricordo personale del Papa viene sempre in mente. Era una persona di straordinario buon umore. Una persona con cui si rideva facilmente. Avere buon umore quando si hanno diciassette anni é un obbligo di natura,  un fatto biologico.  Aquaranta, quarantacinque, quando puό esserciqualche problema con i figli, con la moglie, con il lavoro si puo mantenere il buon umore…A ottanta  e passa anni come aveva lui, con quella pressione tremenda di lavoro inimmaginabile, con quei limiti imposti dalle molte malattie, mantenere ancora il buon umore é un tratto caratteriale straordinario. Aveva un ottimo umore.
Un’ altra caratteristica sua che penso tutti abbiano notato  era l’enorme capacita di lavoro. Era un uomo che non sapeva perdere un minuto, letteralmente un minuto. Non sapeva perdere un minuto. E allo stesso tempo mai aveva fretta. Sono due cose che sembrano quasi incompatibili eppure era cosí. Passava da un lavoro ad un altroe poi ad un altro ancora ….ma sempre con una sensazione di calma, di serenità, mai con ansia. Questa enorme autodisciplina ha permesso di svolgere quell’enorme quantità di lavoro che il Papa ha potuto fare in tutti i suoi anni di pontificato.

9 maggio 1993: La condanna alla mafia.Nella Valle dei Templi di Agrigento Giovanni Paolo II lancia un duro e solenne monito agli uomini della mafia. «Lo dico ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio», scandisce il papa, quasi con violenza.



Si arrabbiava anche?

E’ chiaro che una persona con un carattere cosí straordinario aveva anche la capacita di arrabbiarsi. Ma se lei mi chiede  in quale occasione l’ho visto, per cosí dire, arrabbiato, posso dire che era sempre in occasioni in cui l veniva a sapereche si faceva del male a un essere umano, uomo o donna, che fosse una violenza fisica o morale,  una guerra, o un sopruso. In quelle occasioni il Papa si arrabbiava, perché vedeva nell’essere umano quella famosa immagine di Dio di cui parla la Genesi all’inizio …Quella prima biografia dell’essere umano…Dio ha creato l’uomo, uomo o donna a Sua Immagine…Quindi quando vedeva questa violenza  sull’essere umano si arrabbiava perche per lui questa violenza non era soltanto violenza era anche una bestemmia contro Dio.
E occasioni nel suo pontificato ce ne  sono state. La guerra nei Balcani, la guerra in Libano, in Iraq,  etc., occasioni in cui si faceva di tutto per evitare queste situazioni  intervenendo direttamente con i grandi del mondo, con i presidenti degli Stati Uniti, con Saddam Hussein, inviando un suo nunzio; queste erano le occasioni che lo facevano arrabbiare.

Il Santo Padre con il Presidente Sovietico Mikhail Gorbaciov

Che cosa ricorda degli incontri con Mikhail Gorbaciov?
Fui mandato un anno prima a Mosca nel 1988, con il Cardinal Casaroli per portare una lettera personale del Papa a Gorbachov. Gorbachov ci ricevette nel Cremlino quando era il “Potere Assoluto”, Presidente dell’Unione Sovietica, Presidente del Politburo, e Segretario Generale del Partito Comunista. Mi ricordo l’espressione d’interesse sul volto di Gorbachov al messaggio del Papa, un lungo messaggio con una serie di temi. Ha promesso che avrebbe risposto al Papa....Mesi dopo mandò la sua risposta tramite una lunga lettera di sette pagine al Papa dove espresse la possibilità di fare un viaggio a Roma per fargli visita. Ebbero un lungo incontro di circa un’ora e mezza cominciato in privato parlando in russo, ma dopo un po’ dovettero chiedere l’assistenza degli interpreti. Dopo questo incontro apparvero entrambi rilassati e contenti.

Quella sera cenai col Papa e gli chiesi: “Santo Padre che impressione le ha fatto Gorbachov?” Mi disse: “Gorbachov sembra un uomo di principi”. Naturalmente gli chiesi ancora: “Chi è un uomo di principi”? Mi rispose: “L’uomo di principi è un uomo che crede in una serie di principi, in cui crede tanto daassumersi la responsabilitàdelle loro conseguenze anche se queste conseguenze non gli piacciono”.

Il Papa vedeva Gorbachov cosí. Naturalmente tutti sappiamo, che da allora il mondo è cambiato, un cambiamento storico, che ha cambiato la vita di milioni di persone e soprattutto il fatto miracoloso fu che questo cambiamento epocale sia avvenuto senza spargimento di sangue.


Il Presidente Russo Leonid Breshnev


E della lettera che scrisse a Leonid Breshnev ?
Questo fu un periodo molto duro. Era Dicembre del 1980. Solidarnosc era  diventato un movimento nazionale con dieci milioni di persone che seguivano  quello che era nato come un sindacato ma poi  diventό un movimento nazionale. Tutte le potenze occidentali erano sicure che da un giorno all’altro ci sarebbe stata un’ invasione o dalla frontiera con la Russia o con la Germania dell’Est. Gli aerei AWACS vedevano movimenti e carri armati vicino alla frontiera.
Il Papa scrisse una lettera a Leonid Breshnev in cui si appellava all’atto finale di Helsinki firmato anche dalla Russia.
Breshnev non risposemai per iscritto al Papa.  Ma  penso che ci sia stata una risposta al Santo Padre ancora  piu eloquente, una risposta storica.  Quell’invasione non avvenne mai.  Il Papa aveva compiutoun atto di tremenda audacia che grazie a Dio aveva dato un risultato positivo.
Il Presidente Jimmy Carter aveva una grande sensibilita` cristiana!
Quale è stato il rapporto con i cinque Presidenti americani che si sono succeduti durante il Suo Pontificato?
Furono cinque persone molto diverse. Il primo che il Papa vide fu Carter. Un uomo che aveva, non c’é dubbio, una grande sensibilità cristiana e una grande sensibilità religiosa. Era la prima volta che un Papa entrava nella Casa Bianca, fu un evento storico. Poi conobbe Reagan. Con Reagan ci furonomolti incontri perché  fu unperiodo di cambiamenti storici. Furono due protagonisti di quell’era, degli anni ottanta. Cosi come degli anni sessanta, nella storia, nella memoria collettiva si ricordano tre personaggi : Kennedy, Giovanni XXIII e Nikita Kruschov. Negli anni ottanta si ricordano:Reagan, Giovanni Paolo II e Gorbachov. Furono due personaggi molto diversi. Reagan considerava la Russia come l’impero del male, un’ espressione che mai avrebbe adoperato Papa Giovanni Paolo II. Per Reagan il Comunismo, la Russia, l’Unione Sovietica erano il grande nemico del capitalismo, dell’occidente, della liberta d’occidente. Per il Papa era diverso. Rappresentavano un popolo che per mille anni  era statocristiano ortodosso.La Russia era un paese che lui conosceva bene, di cui conosceva la storia, la letteratura, il pensiero. Quella del Papa e quella di Reagan, erano, si puό dire due linee parallele che alla fine si sono incontrate, ma erano ben diverse.
Poi siamo stati negli Stati Uniti  con il Presidente Bush,  con Bush figlio, e con Clinton ci siamo visti due o tre volte negli Stati Uniti e poi a Roma.
Come le dico, é difficile riassumere i rapporti con i presidenti americani poiche erano persone molte diverse. Perό tutti mi hanno parlato in diverse occasioni della grande impressione che su di loro ha lasciato Giovanni Paolo II, per quello che  ha rappresentato, per le sue idee,per l’arricchimento che gli incontri con lui hanno apportato .
La caduta del Muro di Berlino: Tutto avvenisse senza violenza!

Ricorda la reazione di Papa Giovanni Paolo II quando cadde il muro di Berlino?
Mi ricordo, anche che dell’intervento personale di Gorbachov.. che aveva ordinato all’Armata Sovietica stanziata nella Germania Est di non intervenire.....Mi ricordo che il Capo del KGB a Berlino Est era un certo signore di nome Vladimir Putin. L’Armata Rossa non intervenne e pertanto la caduta del muro di Berlino si svolse in un clima di normalità.
Mi ricordo....Ricordo che fui piuttosto sorpreso dalla sua reazione che era di non essere sorpreso da quello che era accaduto!
Era un uomo di grandi idee. Sapeva che quello doveva succedere. Naturalmente non sapeva quando, ma sapeva che era  imminente e  ringraziava Dio che questo simbolo del cambiamento epocale nell’europa centro-orientale avvenisse senza violenza.

Mater Ecclesiae: Totus Tuus


Che cosa ci può dire del Suo amore per Maria di Nazareth? E per Suo Figlio ?
Notavo in lui, da un lato, il profondo pensiero del teologo e dall’altro la spontaneità della dolcezza di un bimbo. Questi due aspetti insieme formavano l’uomo che pregava Maria, che si fidava di Maria, che conosceva tutta la teologia della Mariologia come viene definita dagli esperti. E nello stesso tempo la fiducia di un bimbo verso la Madre. Era una cosa stupenda!

Il Santo Padre offriva il dolore a Dio

E' stato un Papa che nel Suo inverno  ha sofferto nella sofferenza. Che cosa  puo commentare al riguardo ?
Ha sofferto molto. Anche nell’ultima malattia. che Ma nella biografia di Giovanni Paolo II, di Karol Wojtyla, il contatto con il doloreavvenne molto presto nella vita. Un giorno gli chiesi di parlarmi di quando avvenne la sua ordinazione sacerdotale quando era un giovane seminarista e di chi lo aveva accompagnato in quella occasione. E lui mi raccontό che a quella giovane etá aveva gia perso tutte le personecare. Suo padre, sua mamma, sua sorella, suo fratello. Anche la conoscenza con il dolore fisico avvenne molto prestonella sua vita.
Naturalmente il giorno dell’attentato ci fu un incontro brutale con il dolore fisico. Ricordo poi gli ultimi giorni nella sua stanza prima della sua morte, sempre vissuti con  grande serenita`. Era questa la qualitá che si percepiva intorno a lui anche nelle circostanze più dure.
Lui credeva nel valore del dolore. Il valore  che assumere il dolore  e offrirlo a Dio, come redenzione per se stessi o per gli altri, puό avere nella vita di un uomo, di una donna Molto presto nel suo pontificato, fino dalle prime udienze il Papa  chiese che tutte le prime file di tutte le sue udienze in Italia o all’estero  fossero riservate ai malati che vi partecipavano. Racconto questo piccolo anedotto : Eravamo all’estero. Lui stava salutando dellepersone malate ed il vescovo del luogo che loaccompagnava gli disse: «Santo Padre dobbiamo accelerare per non ritardare oltre la prossima cerimonia…». Il Papa si  fermό e gli disse « Guardi…con le persone che soffrono non si puό mai avere fretta ! ». Per me, come medico, é una frase stupenda. Con la persona che soffre non si puό mai avere fretta. Perché quella persona soffre. Era stupendo.      
 Il Beato Papa Giovanni Paolo II 'Il Grande'
Perche Giovanni Paolo II é un Santo ?
E’ un Santo per una ragione molto semplice. Perche é una persona che in tutta la sua vita ha saputo  dire di si,  sempre, a tutte le richieste che  ha ricevuto da Dio, eche Dio ha fatto. Non ha risposto nemmeno una volta di no. Questa éla Santita`. Ogni essere umano, tutti noi, quando riceviamo la vita, riceviamo da Dio anche una sere di facoltà  che si devonoe sviluppare in ordine spirituale, in ordine di bontà. Giovanni Paolo II ha sviluppato al massimo, sempre con l’aiuto di Dio, tutte le facoltà che ha ricevuto da Lui. Questa é per me la santita`. Quando a volte mi chiedono « Secondo lei che é stato cosi vicino a lui per tantissimi anni, quale é il capolavoro di Giovanni Paolo II ?» Non ho mai dubitato di rispondere che il vero capolavoro di Giovanni Paolo II é quello che ha compiuto nella suavita dicendo sempre di si a Dio. Quello é un grande capolavoro.

La ringrazio.






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