Friday, 4 January 2013

(IT) - LA VISITA DEI MAGI. RIFLESSIONI

LA VISITA DEI MAGI. RIFLESSIONI
La manifestazione di Gesu` ai Re Magi


L'Epifania del Signore
L'epifania completa la celebrazione del mistero dell'Incarnazione. Se con il Natale l'accento era posto sull'identità di Gesù, vero Dio e vero uomo, con l'Epifania abbiamo tre grandi rivelazioni: la chiamata alla fede di tutte le genti (i Magi); Gesù come Sposo messianico (l'acqua cambiata in vino alle nozze di Cana); la solidarietà del Figlio di Dio con gli uomini peccatori (battesimo al Giordano). Portando l'attenzione sul Vangelo di Matteo 2, 1-12:  I Magi dell’Oriente, noi cercheremo di evidenziare le tre vie che ci conducono a Cristo. In primis vedremo la via della rivelazione cosmica (la stella), poi la via della rivelazione biblica (le Scritture) e in fine la via della fragilità (il bambino).

Il kerygma dei cieli
Il profeta Aggeo, il cui messaggio risale tra l'agosto e il dicembre del 520 a.C.-parlava del Messia futuro come del Desiderato delle genti (Ag 2,7 Volg.). La tradizione cristiana ha visto il compimento di questa profezia in Gesù di Nàzaret.
Quel piccolo bambino, nato a Betlemme, posto in una mangiatoia raccoglie perciò le attese della storia, la speranza dei poveri (i pastori) ma anche l'aspirazione dei popoli e dei sapienti (i Magi dell'oriente). Ecco allora che l'evangelista Matteo nel suo Vangelo presenta tre Magi in cammino verso il Re di Israele.
 I Magi erano degli astrologi e sapevano dell'avvicinamento di Giove e Saturno nella costellazione dei pesci verificatosi nell'anno 7 a.C. Poichè Giove rappresenta la stella del re e Saturno quella della Palestina, questi astrologi non avevano dubbi sulla nascita di un re in Israele. Infatti, giunti a Gerusalemme chiedono: " Dov'e` colui che e` nato, il re degli Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo." (Mt 2,2)
Nei Magi, che scrutano il cielo, abbiamo perciò una preziosa indicazione per giungere a Cristo: la via, come dicevamo, della rivelazione cosmica. La creazione avvicina al mistero di Dio, è l'album delle meraviglie in cui sono iscritte le sillabe divine (Sal 18,2-4). L'autore del libro della Sapienza afferma che "dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore" (13,5); uno scrittore come A.Gide affermava che "non credere in Dio è molto più difficile di quanto si pensi. Comunque, per continuare a farlo, bisogna vietarsi di guardare la natura e di riflettere su quanto si vede".

Il kerygma della Parola
Nella reazione turbata di Erode e di tutta Gerusalemme, ci viene offerta la seconda indicazione: la via della rivelazione biblica. Scribi e sacerdoti, alla domanda sul luogo dove doveva nascere il Cristo, rispondono con la profezia di Michea :  E tu, Betlemme di Éfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele” (Mi 5,1). San Bernardo scriveva che Gesù Cristo è il "Libro che apre se stesso", colui che spiega le Scritture perchè ne è l'autore. Di lui ha scritto Mosè (cf Gv 5,46), di lui parlano la Legge, i Profeti e i Salmi (cf Lc 24,44). L'evangelista Luca presenta Gesù come colui che legge e interpreta le Scritture lungo la via (cf Lc 2,46-47; Lc 24,27); li i due discepoli di Emmaus lo incontrano e lo riconoscono, li avviene il passaggio dall'incredulità alla fede riconoscente (cf Lc 24,41.53). E' vero, la Parola di Dio scritta attesta un'assenza, in quanto, testimonia eventi passati e indica un referente che la eccede. Eppure, la Scrittura santa, letta e accolta nello Spirito comunicato dal Signore risorto, instaura una presenza nell'assenza, una vicinanza nella lontananza, una comunione profonda tra Colui che parla (cf Eb 12,25) e colui che ascolta.
                                                                                                                                               In una cultura che esalta l'immagine fino all'idolatria, dov'è vero solo ciò che si vede, il credente pone il primato dell'ascolto, la centralità delle Scritture e questo per acquisire una nuova capacità di incontrare gli uomini, leggere la storia e discernere la presenza di Dio.

La fragilità che appella
Quando i Magi giungono al luogo indicato dalla stella vedono "Il bambino con Maria sua madre" (Mt 2,11). Il tutto, se pensiamo, è estremamente sorprendente: i Magi cercano un re e trovano un bambino......
                                                                                                                      Simbolicamente, il bambino rappresenta la nuda umanità che chiede amore. Un bambino è il simbolo per eccellenza della fragilità; è passività pura, debito, appello a relazioni buone, che facciano vivere. Ecco la via scelta da Dio per salvare l'uomo. Non la forza, non la potenza ma la fragilità di un bambino. La sfida della fede è riconoscerlo in un bambino, e riconoscerlo come Messia segreto, "per il quale non c'è posto nella grande locanda delle cupidigie, delle ambizioni e degli spettacoli, fondatore della nostra libertà dal momento che, lungi da imporsi a noi, ci rispetta talmente che ci lascia crocifiggerlo, per offrire la vita-la vera- ai suoi assassini, a noi, gli assassini dell'amore".   
                                                                                                                                                 La Parola eterna di Dio, Parola viva e vivificante, divenuta infans, bambino silenzioso, attraverso il suo dono trascina noi tutti verso il seno del Padre (cf Gv 1,18). Leggiamo in un antico scritto cristiano del III secolo: "Io divenni piccolo (è Gesù bambino che parla) perchè attraverso la mia piccolezza potessi portarvi in alto donde siete caduti...Io vi porterò sulle mie spalle".

Oro, incenso e mirra
I Magi offrono al nato re di Israele tre doni: oro, incenso e mirra. I Padri della Chiesa hanno visto in questi doni il riconoscimento del bambino Gesù: nell'oro la sua regalità, nell'incenso la sua divinità e nella mirra la passione che l'avrebbe portato sulla croce. Ma nell'oro possiamo vedere anche il nostro amore. Vivere nell'amore è vivere in Dio,dargli gloria. Nell'incenso vedrei invece il desiderio che dinamicizza la nostra vita, conferendole gioia, stupore, sapore e profumo. Con la mirra siamo di fronte all'esperienza del dolore, alla quale nessuno può sottrarsi. La mirra, però, non rappresenta solo la sofferenza; come pianta medicinale rimanda anche alla guarigione delle nostre ferite esistenziali. L'Epifania, che ci vede in cammini verso il Cristo, ci insegna perciò ad andare a lui, come hanno fatto i Magi,a partire dalla nostra vita concreta, contrassegnata da gioie e speranze, sofferenze e attese.
                                                                                      
Consegnare tutto a Cristo significa disporsi a ricominciare. Prostrarsi davanti a lui, come i Magi, non avrà allora nulla di servile, nulla di interessato. Sarà il gesto della nostra umile ma sincera riconoscenza. 

Prof. P. Edmondo A. Caruana, O.Carm. – Roma, Italia


Il Professore Padre Edmondo Caruana, O. Carm con Frank Zammit
 

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